Gli studi di Ingegneria a Pavia

da Luisa Erba:
“Gli studi di Ingegneria nell’Università di Pavia”

Le riforme di Maria Teresa d’Austria

Con il rinnovamento dell’organizzazione degli studi accademici voluto dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, che avocò a sé personalmente la direzione della riforma, nel 1771, tra le cattedre assegnate alla Facoltà Filosofica dell’Università di Pavia compaiono Geometria, Algebra elementare, Fisica generale, Algebra sublime, Meccanica e Fisica sperimentale (tenuta dal 1778 da Alessandro Volta).

Il Gabinetto di Alessandro Volta – Ricostruzione presso il Museo per la Storia dell’Università

All’interno della Facoltà di Filosofia, la presenza di numerose materie di carattere matematico favorisce, nel volgere di breve tempo, l’individuazione di un indirizzo di studi per la formazione dei futuri ingegneri.

Nel 1786 infatti un Avviso del Regio Imperiale Consiglio di Governo decreta che “essendo la Regia Università di Pavia il centro della Istruzione Nazionale (…) debbano fare i loro studi a Pavia anche què Giovani che vogliono esercitare la professione d’Ingegnere o Architetto”, e afferma che nessuno può essere ammesso all’esercizio della professione se non dopo aver “riportato il grado della Licenza nell’Università”.

Decorrono dall’anno successivo gli elenchi dei “licenziati” in architettura, idraulica ed agrimensura.

I primi ordinamenti

Orario delle lezioni, vigente all’Università di Pavia nell’a.a. 1804-05. ARCHIVIO DI STATO DI PAVIA, Università, Reg. 805. Fotografia di Fiorenzo Cantalupi.

Nel periodo napoleonico gli studi di ingegneria ed architettura fanno ancora capo alla Facoltà di Filosofia, come risulta ad esempio nel diploma rilasciato a Luigi Forni (1801) che, dopo aver sostenuto gli esami di Fisica, Meccanica, Agrimetria e Idraulica “avanti il Rettore, il Decano e i professori della Facoltà Filoso-fica”, viene dichiarato “Ingegnere in tutta la Repubblica Cisalpina”.

Nel 1817 vengono messe a punto delle Istruzioni provvisorie per le varie facoltà nel 1819 Pietro Configliachi, direttore della Facoltà di Filosofia, Incaricato dall’I.R. Governo compila il “Regolamento definitivo di disciplina e di studio per quelli che voglionsi dedicare alle utili liberali Professioni d’Ingegnere, d’Architetto e d’Agrimensore“.

Il Configliachi, esponendo i principi secondo i quali ha redatto il documento, afferma: “L’Istituto Scientifico di cui si tratta deve avere doppio scopo (…): uno generale, qual’è quello di promuovere in queste provincie le scienze Meccaniche ed Idrauliche e di mantenerle in quello stato di avanzamento in cui trovansi presso le più colte regioni; l’altro speciale di dare una completa istruzione relativa all’esercizio delle Professioni Liberali d’Ingegnere, d’Architetto e d’Agrimensore, quale appunto si conviene allo stato attuale delle fisiche e matematiche cognizioni e ai progressi dello spirito umano (…)”.

Nel 1819 l’insegnamento di Architettura era tenuto dal professor Marchesi, quello di Introduzione al calcolo dal professor Lotteri, quello di Calcolo sublime dal professor Bordoni, a sostituire il defunto Brunacci, e infine Meccanica-Statica-ldrodinamica-Idraulica con indicazioni di matematica applicata dal professor Gratognini .

Quattro corsi “di nuova istituzione e indispensabili” sono aggiunti all’offerta didattica: Geometria descrittiva, Architettura statica e idraulica, Idrometria, e Disegno.

Ma nel 1825 l’Imperial Regia Commissione Aulica degli Studi osserva che “… le provvisorie disposizioni impartite pel corso degl’Ingegneri ed Agrimensori in Pavia sono insufficienti, e non conformi al piano generale degli studi filosofici …”; quindi viene compilato un nuovo progetto di regolamento che entrerà in vigore nel 1827 .

Il progetto di riforma prevede un biennio propedeutico: “… al corso per gli studi speciali per futuri Ingegneri, Architetti, Agrimensori non saranno ammessi che quelli che avranno compiuto il corso biennale degli studi filosofici …”, seguendo in particolare le lezioni di Matematica elementare pura e di Fisica congiunta con le matematiche applicate. Dopo il biennio “… il corso degli studi speciali per futuri Ingegneri e Architetti … rimarrà stabilito a tre anni …”, secondo il piano previsto dalla tabella:

Piano degli studi degli anni ’20
Anno     Materia Ore/settimana
I Matematica pura sublime 10
Disegno elementare 10
II Meccanica sublime 5
Geometria descrittiva 5
Geodesia 3
Disegno 10
III Architettura civile, Statica e Idraulica 10
Agraria 5
Disegno di composizione architettonica 10

Vengono precisati anche i contenuti degli esami:
All’insegnamento della Matematica Pura Sublime saranno uniti gli insegnamenti per ora stabiliti sotto la denominazione dell’Introduzione al Calcolo Sublime e del Calcolo Sublime stesso (integrale e differenziale).
Sotto la denominazione della Meccanica Sublime saranno comprese tutte le scienze meccaniche trattate col mezzo del calcolo sublime, cioè la statica e la dinamica dei solidi, la dottrina delle macchine, l’idrostatica e l’idraulica.
La Geometria descrittiva sarà applicata principalmente al disegno di macchine. La Geodesia (ossia la Geometria pratica) si estenderà anche alla Livellazione.
All’insegnamento dell’Architettura si aggiungerà, come si fece finora, l’insegnamento sulle perizie architettoniche, sulle stime e sulla servitù delle case; ed a quello della Agraria, il trattato sulle stime e sulle servitù dei terreni.
(…) Per il Disegno sarà determinato un apposito Maestro, che sotto l’ispezione dei rispettivi Professori eserciterà per 10 ore per settimana unitamente i futuri Agrimensori e gli scolari sì del primo che del secondo anno del corso pei futuri Ingegneri-Architetti negli elementi del disegno di Ornato del disegno topografico ed Architettonico; e per altre 10 ore per settimana gli studenti dell’anno terzo del suddetto corso nella composizione architettonica
“.

A conclusione del corso di studi lo studente dovrà affrontare tre esami “di rigore” (il primo sulla Matematica pura sia elementare che sublime; il secondo sulla Fisica Meccanica ed Agraria; il terzo sulla Geodesia e sull’Architettura); dopo il terzo esame dovrà affrontare la pubblica “difesa di trenta o più tesi” per ottenere così il grado accademico di “Dottore in Matematica”.

Il piano di studi del 1839

Nel 1839 il piano di studi subisce delle trasformazioni; il numero dei corsi viene accresciuto secondo la seguente tabella:

Piano degli studi degli anni ’40
Anno     Materia
I Introduzione alla Matematica ossia Calcolo Sublime Economia rurale con riguardo principale alla stima del prodotto dei terreni.
Geodesia ossia l’Agrimensura con tutte le sue sezioni e l’idrometria.
L’arte del disegno con principale riguardo alle mansioni geometriche.
Storia naturale.
II Meccanica sublime col calcolo differenziale ed integrale
Architettura, cioè l’architettura Civile e Stradale nel senso più esteso
Geometria descrittiva
Disegno nell’architettura civile
III Matematica applicata
Architettura idraulica
Disegno di macchine di diverso genere coll’architettura come pure l’architettonica

Nel 1840 vengono confermati per il Lombardo Veneto i due “Istituti per l’istruzione dei periti Agrimensori, Ingegneri ed Architetti“, l’uno presso l’Università di Pavia, l’altro presso quella di Padova.

Vengono inoltre precisate le competenze specifiche delle due professioni: “… l’Ingegnere deve occuparsi direttamente ed in sostanza nelle fabbriche idrauliche nel senso più esteso, senza però di essere alieno nelle cognizioni delle fabbriche civili. L’Architetto finalmente deve istruirsi nelle fabbriche civili, ossiano rurali, in maggior grado che l’Ingegnere, principalmente riguardo al gusto architettonico, per cui questi dovrà ancora assistere alle istruzioni nell’Accademia di Belle Arti a Milano o Venezia …“.

Si sottolinea infatti che “Con tali istruzioni d’Arte si distinguono l’Architetto dall’Ingegnere“.

Le proposte del Bordoni

Nel 1847 la Facoltà di Matematica si rende autonoma da quella Filosofica. Nel 1849 il professor Antonio Bordoni (1788-1860) presenta una “Proposta per un nuovo piano per lo studio matematico”, in cui auspica l’istituzione di corsi pratici per l’ingegneria e prevede le specializzazioni di architettura, ingegneria rurale, meccanica, mineraria, idraulica e civile, militare.

La proposta non ha seguito, perché intorno a quegli anni già si parla della possibile istituzione di Politecnici.

Ci si limita, nel 1856, ad attivare alcuni corsi liberi: Scienza della costruzione di macchine, Tecnologia meccanica, Disegno tecnico-industriale.

Nel 1859 il Bordoni, Direttore della Facoltà Matematica riprende il suo precedente progetto sottolineando l’importanza di specializzare ulteriormente i corsi di Ingegneria civile .

Perfeziona inoltre il piano di studi nei termini seguenti:

Piano degli studi degli anni ’60
Anno     Materia Ore lezione
settimanali
Ore esercizi
settimanali
I Introduzione all’analisi sublime 5 2
Storia naturale speciale 4 1
Disegno vario 6
Disposizioni di legge 3
II Analisi sublime 5 2
Geometria descrittiva e analitica a tre coord. 5 3
Disegno vario 4
III Mecanica generale e dei solidi 5 1
Geodesia 5 1
Architettura civile e rustica 2 6
IV Mecanica dei fluidi 5 1
Architettura stradale e idraulica 4 2
Agraria 4 1
Architettura civile e rustica 2 6

A conclusione del quadriennio, il Bordoni propone che gli esami per il “conferimento del grado accademico di Dottore negli Studi di Ingegnere civile e Architetto” si articolino in due prove. Il primo esame, preceduto dalla presentazione di due disegni, “l’uno di una macchina, l’altro di una mappa”, verte sugli insegnamenti dei corsi dei primi due anni; il secondo esame, preceduto dalla presentazione di vari disegni “per un progetto d’architettura civile o rustica, e per un progetto d’architettura stradale e idraulica”, verte sugli insegnamenti dei due ultimi anni.

Fanno parte della commissione esaminatrice il Preside della Facoltà di Matematica e i Professori degli insegnamenti su cui verte l’esame; il grado accademico di “Dottore negli Studi d’Ingegnere e Architetto” viene conferito dal Rettore dell’Università.

Per l’abilitazione alla professione sono obbligatori tre anni di pratica da farsi il primo presso l’Università sotto la direzione di due professori, gli altri due “sotto la direzione di un Ingegnere in attualità d’esercizio”. Terminati i tre anni di pratica deve essere sostenuto un rigoroso esame “presso alcuno degli uffici delle Pubbliche costruzioni”.

La legge Casati

La proposta del Bordoni non viene presa in considerazione, infatti nello stesso 1859 viene promulgata la Legge Casati che promuove l’istituzione di una Scuola di applicazione per gli ingegneri a Torino e di un Istituto Tecnico Superiore a Milano; in effetti la legge Casati nomina anche Pavia a cui viene lasciato almeno il triennio preparatorio che resterà vivo solo fino al 1862 e, nel primo anno, fino al 1916.

In seguito la scuola di Pavia si trasforma in “Gabinetto e Scuola d’ornato di architettura” che eredita, ampliandola, una ricca biblioteca di testi d’arte e di opere tecniche e l’interessante collezione di modelli in gesso che, avviata all’inizio dell’Ottocento, era stata continuamente arricchita con nuove acquisizioni.

La cattedra di Disegno d’Ornato e Architettura è tenuta dal 1865 al 1899 da Ferdinando Brusotti, ingegnere e fisico, noto per aver brevettato una lampada elettrica ad incandescenza.

La Scuola d’Ornato intorno al 1925 era frequentata regolarmente da circa un centinaio di studenti, che in seguito passavano agli Istituti Superiori di Ingegneria.

La nascita della Facoltà di Ingegneria

La situazione giuridica degli studi di ingegneria rimane quindi invariata per altri quarantadue anni durante i quali è sempre attivo, per frequenza di studenti, per importanza didattica e per il valore dell’insegnamento impartito, il biennio propedeutico di ingegneria e cioè quel corso di studi preparatori al triennio di applicazioni che veniva svolto poi a Milano o in sedi più lontane come Genova, Torino e altre.

E’ importante sottolineare che tale biennio ha sempre fatto capo alla Facoltà di Scienze dell’Università di Pavia, con tutti gli insegnamenti tradizionali che, necessariamente, si sono andati evolvendo con il passare del tempo. Alcuni di questi, come ad esempio la Meccanica razionale, sono sempre stati in stretto contatto con le materie più specificamente attinenti all’ingegneria.

A seguito della convergenza di molte opinioni, di illuminate spinte di industrie e di privati e del crescente numero di studenti iscritti al biennio propedeutico si è andata delineando l’opportunità di istituire a Pavia la Facoltà di Ingegneria.

Gli insegnamenti del corso di laurea in Elettrotecnica erano già funzionanti come sezione distaccata del Politecnico di Milano, e nella prolusione pronunciata per l’inaugurazione dell’anno accademico 1967-68 il Rettore Mario Rolla annuncia che “II Presidente della Repubblica ha già firmato il corrispondente decreto”. “Presto avremo dunque la gioia di salutare l’ottava Facoltà” .

Nell’anno accademico 1968-69 la Facoltà risulta pienamente attivata con il corso di laurea in Ingegneria Elettrotecnica; in tempi immediatamente successivi vengono attivati anche i corsi di laurea in Ingegneria Elettronica e Civile nelle sottosezioni Idraulica e Trasporti.

Lo sviluppo della Facoltà di Ingegneria nei suoi primi anni

La Facoltà di Ingegneria a Pavia viene istituita con DPR del 1967 e l’avvio delle attività è affidato ad un Comitato tecnico presieduto dal Prof. Silvio Cinquini dell’Università di Pavia e composto dai Proff. Citrini e Faletti del Politecnico di Milano.

Il Comitato tecnico, nella sua prima seduta (27/09/68), chiama il Prof. Ugo Maione a ricoprire la cattedra di Idraulica. Maione è quindi il 1° professore di ruolo della Facoltà.

Dopo poco più di un anno, il Comitato si scioglie e il 10 novembre 1969 il Consiglio di Facoltà, costituito da tre docenti (Maione, Sparacio e Svelto) si riunisce  per la prima volta ed elegge preside il Prof. Maione.

Sono gli anni della contestazione studentesca, rispetto alla quale il Comitato tecnico prima, e il Preside Maione poi, tengono un atteggiamento intelligentemente aperto che consente di mantenere sotto controllo la situazione potenzialmente dirompente.

Nell’anno 1969/70 entra in vigore la liberalizzazione dei piani di studio che la Facoltà, insieme ad altre Facoltà di Ingegneria italiane, si trova poi a difendere contro le posizioni conservatrici sostenute da alcuni Ordini degli Ingegneri.

Nel marzo 1970, il Consiglio di Facoltà approva modifiche dello statuto determinanti per il suo sviluppo futuro. Per la prima volta in Italia, il curriculum degli ingegneri civili include insegnamenti nell’ambito dell’Ecologia e dei Modelli matematici, ponendo le basi per il futuro C.d.L. in Ingegneria Ambientale, poi ufficialmente riconosciuto nelle tabelle ministeriali quasi venti anni dopo (1989).

La visione lungimirante che caratterizza i primi anni di vita della Facoltà  porta ad impostare l’attività didattica e scientifica su settori innovativi e scientificamente fertili e su una politica di reclutamento del corpo docente basata sulla qualità. E’ grazie a queste solide basi iniziali, dalle quali la Facoltà non si è mai staccata, puntando ad una politica di sviluppo particolarmente attenta alla qualità, che oggi la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia è considerata fra le migliori scuole di Ingegneria italiane. Nel 2010, nella classifica redatta nell’ambito dell’indagine CENSIS, conquista la prima posizione su 37 Facoltà valutate e in questi ultimi anni si classifica sempre nelle prime posizioni. Va anche ricordato che il numero dei docenti di ruolo è passato da tre (1969) a oltre 150 nei primi anni 2000.

I primi anni di vita della Facoltà sono caratterizzati da rilevanti problemi logistici. La Facoltà è divisa in quattro sedi, tutte localizzate nel centro storico della Città ed insufficienti ad ospitare tutte le attività che si stanno sviluppando.

Nel 1970, l’Ateneo conferisce l’incarico all’Arch. Giancarlo De Carlo di redigere il piano di sviluppo e di ristrutturazione edilizia dell’Università.

Il piano, concluso nel 1974, prevede nell’area del Cravino, allora interamente ad uso agricolo, la realizzazione del polo scientifico e tecnologico dell’Università, all’interno del quale avrebbe dovuto avere la sua sede la Facoltà di Ingegneria. Il Piano, però, stenta a concretizzarsi ed è proprio la Facoltà di Ingegneria, con prese di posizione anche molto nette, a sollecitare gli organi di governo a destinare i finanziamenti per dare avvio al piano.

Il piano è avviato nel 1983 e, finalmente, alla fine del 1985, la Facoltà si trasferisce nella nuova sede, grazie alla quale può disporre di spazi adeguati per la didattica e la ricerca ed acquisire una maggiore visibilità, con una crescita degli iscritti, un potenziamento quantitativo e qualitativo dell’attività scientifica e un’intensificazione dei rapporti con le Imprese.

Lo sviluppo della Facoltà a partire da questi suoi primi anni di vita è storia dei nostri giorni.

Nel 2013 la Facoltà di Ingegneria chiude per rinascere sotto altra forma

A partire dal 01/01/2013, in ottemperanza alla L. n° 240/10 (Legge Gelmini), la Facoltà di Ingegneria, come tutte le altre Facoltà dell’Ateneo, viene disattivata. Subito dopo, il Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura, il Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e il Dipartimento di Matematica presentano al Senato Accademico la proposta di istituzione della Facoltà di Ingegneria ai sensi dell’art. 2, comma 2, lettera c) della L. 240/10.

A seguito del parere favorevole del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione, con Decreto Rettorale n° 648 – 2013 in data 11/4/2013 è istituita la nuova Facoltà di Ingegneria.

I Presidi/Presidenti della Facoltà di Ingegneria

  • 1969 – 1976: Prof. Ugo Maione
  • 1976 – 1979: Prof. Giorgio Macchi
  • 1979 – 1981: Prof. Mario Italiani
  • 1981 – 1985: Prof. Francesco Secondo Lucchini
  • 1985 – 1990: Prof. Vito Svelto
  • 1990 – 1996: Prof. Ugo Moisello
  • 1996 – 2002: Prof. Ivo De Lotto
  • 2002 – 2008: Prof. Virginio Cantoni
  • 2008 – 2012: Prof. Carlo Ciaponi
  • 2012 – 2016: Prof. Carlo Ciaponi
  • 2016 – 2019: Prof. Magni Lalo